Come si è scoperto il corallo di Sciacca

Vosi assummari pi pighiari ciatu,
cu ddu tisoru di lu nostru mari.
E a bordu chi l’avianu p’annigatu,
quann’è chi si lu vittiru affacciari
gridaru tutti:”Si misi a cavaddu!
Bertu Ammareddu truvau lu curaddu!

Ci fu na festa in tutta la marina,
e la notizia si spargiu luntana.
S’armau la nova varca curallina,
la Sciacchitana e la Napulitana;
Turri di Grecu fici la Regina,
chi si jinchiu la varca sana-sana;
ma la midagghia di la bedda Tina
Ristau ‘n-funnu a la Sicca Sciacchitana.

(La Corallina, Poeta Vincenzo Licata)

 

Termina così la poesia del poeta Vincenzo Licata che rispecchia l’antica e poetica leggenda sulla scoperta del corallo di Sciacca. Alberto Ammareddu è un pescatore, innamorato della sua bella fidanzata Tina. Un giorno lei gli regalò una medaglia devozionale nel segno del grande amore e protezione, con la benedizione di scampare tutti i pericoli che il mare potrebbe, senza pietà, riservare ai marinai.

Il pescatore, da quel giorno che la ricevette, portava la medaglia sempre con se e ogni notte prima di salpare per il largo si faceva il segno della croce, baciava la medaglia e guardava verso la finestra dove Tina probabilmente  era affacciata.

manufatti gioielli artigiani di sciacca

Un giorno di primavera del 1875, durante una battuta di pesca, la barca virò bruscamente e Alberto Ammareddu, subendo uno scossone, faticò per mantenere l’equilibrio, cercando un appiglio dove aggrapparsi gli cadde in mare la medaglia, non ci pensò più di due volte a tuffarsi per recuperare la medaglia e davanti agli occhi increduli del suo equipaggio scomparve sotto le acque scure al largo di Capo San Marco. Il pescatore perse di vista la medaglia, cercò ovunque guardando sul fondo del mare, con le mani spostò ogni cosa disperatamente, i suoi movimenti a destra e sinistra, capovolte e torsioni sollevarono la sabbia offuscando completamente il fondale. Aspettò qualche secondo che la sabbia si calmasse completamente e si riponesse al suo posto ma la fame d’aria non poteva più sopportarla, i polmoni bruciavano ed era meglio riemergere per respirare. Riemerse sfinito e con il fiatone, i suoi compagni di equipaggio tali Giuseppe Muschidda e Alberto Occhidilampa si rincuorarono nel vederlo e velocemente lo afferrarono per tirarlo sù.
Provò diverse volte a tornare giù, l’equipaggio fece fatica a dissuaderlo e tornare al lavoro, la medaglia purtroppo non fu più ritrovata ma per le mani, Ammareddu, si ritrova un ramo vitreo di color salmone lucido. Sotto di loro scoprono un banco di corallo.

bracciali orecchini e collane di corallo

E‘ questa la poetica leggenda che si racconta da una generazione all’altra ma, in realtà ha un pizzico di verità. Nella stagione primaverile del 1875 tre pescatori saccensi Alberto Maniscalco detto Ammareddu, Alberto Occhidilampa e Giuseppe Muschidda si trovavano a pescare a circa 8 miglia da Capo San Marco e rimasero impigliati con le attrezzature da pesca, scandagliando il fondale per verificare la causa per cui si erano impigliati si trovarono di fronte a uno scoglio del tutto rivestito di corallo. Furono trovati diversi banchi di corallo, il primo era di circa 6.000mq con una profondità dai 70 ai 125 metri e si ottenne più di 1.000 tonnellate di corallo. Un secondo banco fu trovato nell’agosto del 1878 a poco più di 3 miglia dal primo e con una grandezza maggiore, circa 9.000mq e in breve tempo si sono estratti più di 1.160 tonnellate di corallo. Nel 1880 fu scoperto un terzo banco che per la sua estensione di 1.0370mq veniva nominato isolone, con una profondità dai 150 ai 190 metri. Da questo isolone, in un paio di anni, si sono estratti 7.120 tonnellate di corallo. La pesca del corallo fu effettuata da barche coralline di Sciacca, Trapani e  Torre del Greco distribuendo ricchezza a tante famiglie, basti pensare che per l’isolone lavorarono 970 barche con quasi 10.000 persone, estraendo una grande quantità di corallo stimata circa 15 mila euro, una somma enorme a quei tempi di fine 800. Il corallo di Sciacca ha una principale caratteristica che lo rende unico, raro e riconoscibile immediatamente, ovvero il suo colore rosa salmone o arancione. Adesso è da tanto tempo che è cessata l’attività di pesca del corallo, un elemento importante  storicamente e culturalmente per la comunità saccense che di consuetudine trova frammenti di corallo sulle spiagge come per testimoniare, ancora, la sua esistenza.

collana

lavorazione del corallo

Questa ultima foto è una scultura di Gabriele Venanzio, posta nel borgo dello stazzone di Sciacca a pochi passi dalla casa dove ha vissuto il poeta del mare Vincenzo Licata.